Se avete suggerimenti per il nostro sito, per favore, non esitate a contattarci. Siamo interessati a sentire le vostre idee.
 
 La depurazione delle acque reflue  

 

                                         

info@engicos.it

 

Le Tecniche più comuni per depurare le acque reflue. Impianti e Tecniche depurative più comuni delle acque reflue
indbul2aDEPURATORI BIOLOGICI A OSSIDAZIONE TOTALE :

 o impianti a fanghi attivi, utilizzano la insufflazione forzata, nel liquame, di aria a micro bolle  per consentire una depurazione aerobica, con risultati anche apprezzabili.

Gli impianti a fanghi attivi sono sistemi di depurazione di tipo biologico a "biomassa sospesa" ad areazione prolungata; essi sono definiti biologici in quanto la degradazione della sostanza organica e di parte dei solidi sospesi presenti nei liquami avviene mediante l'azione di batteri (fanghi attivi) che cibandosi delle sostanze inquinanti, depurano il refluo.

L'areazione artificiale del refluo, garantisce la proliferazione di tali batteri che, associandosi in colonie, formano i fiocchi di fango tipici della biomassa sospesa.

IDROBIO: schema di flusso di un impianto di depurazione a fanghi attivi
Questi impianti sono composti da due comparti: #10;   a) di ossidazione, dove avviene la fase ossidativa del refluo; il liquame, infatti, è sottoposto a un intenso trattamento di areazione artificiale, in un ambiente ricco di ossigeno si innescano processi fisici, chimici e biologici che degradano il carico inquinante. Le alte concentrazioni microbiche presenti ne comparto di ossidazione sono garantite dal continuo ricircolo dei fanghi attivi prelevati dal fondo del comparto di sedimentazione.
   b) di sedimentazione, dove in virtù di uno stato di quiete avviene la precipitazione dei fanghi attivi che poi sono ricircolati a mezzo pompa nel vano di ossidazione.
  FOSSA IMHOFF :  
Biovasca di tipo imhoff con digestione anaerobica dei fanghi o vasche settiche di tipo imhoff, sono delle unità di trattamento primario di tipo anaerobico, costituite da un comparto inferiore detto digestore e uno superiore detto sedimentatore. L'effluente entra nel sedimentatore, che ha lo scopo di trattenere le sostanze pesanti e il materiale flottante; da questo comparto, attraverso l'apertura sul fondo passa al comparto inferiore di digestione. Digestore e sedimentatore sono dimesionati in marniera tale che nel primo si abbia una stabilizzazione biologica delle sostanze organiche sedimentate (fermentazione e digestioneanaerobica) e che nel secondo si crei quella zona di calma che permetta una idonea sedimentazione dei solidi presenti nei reflui. Periodicamente devono essere prelevate dal fondo le sostanze mineralizzate (i fanghi) e le sostanze flottanti dalla zona superiore. Dal punto di vista della depurazione il trattamento in vasca imhoff rappresenta una grossa chiarificazione del liquame.

La sola fossa Imhoff, però, si è dimostrata insufficiente a garantire una qualità dello scarico compatibile con la tollerabilità del corpo ricettore (acqua superficiale). Può essere comunque ancora utilmente impiegata, se abbinata ad ulteriori sistemi di trattamento.

indbul2aDISSABBIATORI :  
Dissabbiatore che assolve anche la funzione di degrassatore Il dissabbiatore è uno stadio della depurazione primaria a cui è affidato il compito di rimuovere il materiale pesante che contengono le acque reflue, come sabbie, terriccio e altri solidi che possono sedimentare. Al tempo stesso, nella zona superiore è possibile trattenere, per flottazione, anche le eventuali sostanze leggere come oli, grassi e detersivi che possono essere contenuti nelle acque reflue. Nell'immagine a fianco si nota come un degrassatore posto immediatamente vicino allo scarico di una cucina, oltre a raccogliere nella zona di flottazione gli inquinanti suddetti, raccoglie, per decantazione sul fondo, anche i residui di cibo che inevitabilmente restano attaccati alle stoviglie e che le operazioni di lavaggio trascinano i residui stessi nelle acque reflue.
   
indbul2aDEGRASSATORI :
La doppia funzione di degrassatore e dissabbiatore nello stesso manufatto ll degrassatore rimuove gli ammassi di materiale galleggiante prodotti dalla combinazione oli - grassi - detersivi. La temperatura influenza sensibilmente il funzionamento del degrassatore e pertanto non deve superare i 30 °C.

La separazione a gravità è infatti pienamente soddisfacente soltanto quando la temperatura nella camera di separazione è inferiore al punto di solidificazione dei grassi e cioè a circa 20 °C. Il degrassatore è in pratica una vasca di calma nella quale le acque di scarico stazionano per un tempo sufficiente a permettere la separazione dei materiali più leggeri. Date le condizioni di calma che si realizzano nella vasca si verifica anche una concomitante deposizione di solidi sul fondo.

Il degrassatore è costituito da una vasca all’interno della quale sono disposti due setti semi-sommersi (o manufatti a T) che la dividono in tre scomparti comunicanti fra loro.

La funzione di tali scomparti è la seguente:

·         prima zona: smorzare la turbolenza provocata dal flusso entrante e ripartire il flusso stesso;

·         seconda zona: provvedere alla separazione ed allo stoccaggio temporaneo di oli e grassi;

·         terza zona: consentire il deflusso dell’acqua dopo degrassatura.

indbul2aDEOLIATORI :
Separatore statico o deoliatore per oli minerali concettualmente sono simili ai degrassatori. Sono utilizzati per rimuovere gli oli e i grassi di natura minerali, presenti negli scarichi di autofficine, stazioni di servizio auto, autolavaggi ecc. Anche questo manufatto è di tipo statico dove la separazione dell'olio (non emulsionato) dall'acqua avviene per flottazione in apposita cameretta per la presenza costante di una massa d'acqua fino allo sfioro. Per l'eliminazione delle emulsioni oleose da questo tipo di liquami, in particolare quelle che si verificano in occasione dell'utilizzo delle lancie aria compressa-acqua, sia nelle autofficine per il lavaggio motori o negli stessi autolavaggi, oltre al separatore statico è necessario il trattamento chimico. A tale riguardo, quando le concentrazioni di emulsioni oleose non sono elevate, esistono filtri, di tipo meccanico, che si inseriscono in questi manufatti, e che hanno lo scopo di rimuovere anche le particelle di carburanti e le emulsioni oleose. Questi filtri, di vari tipi diversi (alcuni denominati "pacchi lamellari", altri filtri a  "coalescenza" etc.) tendono a addensare le particelle oleose, quelle più piccole verso le più grandi, in modo da essere trattenute nelle maglie dello stesso filtro.
indbul2aFILTRO BATTERICO ANAEROBICO
Filtro Percolatore di tipo anaerobico questo particolare trattamento dei liquami, da installare a valle di una adeguata fossa Imhoff, è costituito da una vasca, in calcestruzzo o altro materiale impermeabile, costruita sul posto o prefabbricata, le cui dimensioni e caratteristiche tecniche (spessori delle pareti, del fondo, del coperchio, larghezza, lunghezza, profondità e massa filtrante), dovranno essere sufficienti a contenere il volume e a reggere il peso della ghiaia o di altro materiale costituenti l'elemento filtrante, nonché a consentire le necessarie opere di pulizia periodica e manutenzione ed eventualmente il transito di automezzi.

Il volume della massa filtrante dovrà essere proporzionato in ragione di 1 m3 per persona (a. e.) qualora l’altezza del filtro sia di 1 metro. In tal caso, la superficie del filtro sarà quella del numero degli abitanti equivalenti espressa in m 2.

Sono tuttavia ammessi volumi inferiori per altezze della massa filtrante superiori al metro. Sono invece necessari volumi superiori se l’altezza della massa filtrante è inferiore a 1 m. o superiore a 1,50 m; detti valori si debbono fissare in 1 metro cubo di massa filtrante per ogni abitante equivalente. Quando non si dispone di una sufficiente ventilazione per portare aria nella vasca contenente il filtro si adottano sistemi elettromeccanici di convogliamento aria, anche programmati per ottenere un funzionamento regolare del filtro percolatore.

Una realizzazione tipica è quella illustrata a lato: l'immissione della quantità di aria all'interno del vano che alloggia il filtro, assicura la costante pellicola batterica sui corpi di riempimento e, quindi, il regolare funzionamento.

IDROLET: Schema impianto a Letto Batterico con Filtro Anaerobico
indbul2aFILTRO BATTERICO AEROBICO
Filtro Percolatore di tipo Aerobico

il filtro batterico aerobico (o filtro percolatore) consente di ottenere efficienze depurative maggiori di quello anaerobico utilizzando microrganismi il cui metabolismo è in grado di trasformare le sostanze organiche biodegradabili fino ad anidride carbonica e acqua. Offre buone garanzie di rispettare i limiti di legge per la qualità dello scarico senza l’ausilio di componenti elettromeccaniche, e con manutenzione che non richiede competenze tecniche qualificate (limitata all’asportazione periodica dei fanghi), a differenza dei depuratori biologici. La realizzazione di questo particolare sistema depurativo è però possibile quando tra l'entrata e l'uscita vi sia un certo dislivello, che può essere creato artificialmente con l’ausilio di una pompa, ma ciò comporterebbe un certo consumo energetico. E’ simile al precedente filtro anaerobico, ma la direzione del flusso dei liquami è contraria (dall’alto al basso). Oltre alla fossa Imhoff iniziale, adeguatamente dimensionata, è necessario prevedere una vasca terminale per la raccolta del particolato in uscita.

Filtro Percolatore Aerobico con areazione forzata Il filtro percolatore è costituito da ghiaia di pezzatura variabile 10/50 mm - 20/60 mm, o altro materiale reperibile sul mercato, sostenuto da una piastra forata in materiale anticorrosivo sospesa a circa 30 cm dal fondo del contenitore. Alla superficie degli elementi filtranti, un'analoga piastra forata appoggiata agli inerti consente un’uniforme distribuzione dei liquami nell’intera massa filtrante, evitando linee di scorrimento preferenziale.

Il liquame proveniente dalla fossa Imhoff (o settica esistente) fluisce al centro della piastra ripartitrice per poi percolare nella ghiaia sottostante. Fra gli spazi vuoti si forma un film biologico costituito da batteri aerobi che venendo a contatto con il liquame effettuano l'abbattimento di molte sostanze inquinanti. Il liquame così depurato defluisce dal fondo del filtro unitamente ad una certa quantità di fango derivante dalle particelle del film biologico, ormai mineralizzate, che si distaccano dal materiale filtrante.

 Il fango potrà essere raccolto da una seconda Imhoff terminale (anche più piccola di quella iniziale) o da una fossa a 2 o 3 scomparti sifonati.

Per il dimensionamento del filtro valgono le stesse regole già citate per i filtri anaerobici e pertanto il volume e la superficie della massa filtrante variano al variare dello spessore.

Non sono pertanto funzionali altezze inferiori al metro per l’elevata velocità di percolazione.

IDROLET: schema impianto a Letto Batterico co Filtro Aerobico



indbul2aFITODEPURAZIONE
la fitodepurazione è un sistema che utilizza arbusti, piante e fiori in alternativa ai tradizionali sistemi depurativi. La possibilità e la modalità di funzionamento della depurazione dipendono fondamentalmente dal comportamento dei vegetali utilizzati.

Le piante hanno un’elevata capacità d’assorbire e quindi di utilizzare alcuni elementi impedendo loro di arrivare ai corpi idrici superficiali o sotterranei; favoriscono inoltre la vita dei microrganismi del suolo che attaccano e demoliscono una buona parte degli inquinanti organici. Per esplicare la loro funzione i vegetali necessitano di un ambiente che garantisca la disponibilità di luce, acqua, isolamento termico e degli elementi chimici necessari ad operare le sintesi organiche.

Il terreno è pertanto un componente essenziale di questo ambiente in quanto fornisce sostegno e nutrimento alle piante. Nei sistemi di fitodepurazione gli habitat naturali per lo sviluppo delle piante sono ricostruiti artificialmente; gli inquinanti sono rimossi mediante complessi processi biologici e chimico-fisici tra i quali molto importante è la cooperazione tra piante e microrganismi, i quali trovano in esse o nelle loro vicinanze un habitat favorevole. La capacità di depurazione dei bacini dipende:

IDROFIT: schema impianto con reti di scarico separate e fitodepurazione per riutilizzo o recapito

·         dall'apporto di ossigeno attraverso le foglie delle piante fino alle radici;

·         dall'azione adsorbente delle radici delle piante in rapporto ai solidi sospesi colloidali;

·         dal potere depurativo della biomassa in vicinanza delle radici (processi aerobici e di nitrificazione);

·         dall'assimilazione di sostanze organiche e nutrienti da parte delle piante per la sintesi proteica ed il loro accrescimento.

I sistemi di fitodepurazione si distinguono in:  

·         Free Water Surface (a flusso superficiale)

·         Sub-Surface Flow (sia a flusso verticale, sia a flusso orizzontale).

Il sistema a flusso superficiale è rappresentato da un bacino dove le acque ferme o a lento deflusso superficiale riproducono la conformazione di stagni e aree paludose dove i carichi di nutrienti e di sostanza organica sono ridotti per attività microbiologica in presenza di vegetazione acquatica.
Il risultato della depurazione dipende strettamente dai tempi di permanenza dell’acqua all’interno del bacino in cui avvengono i processi di depurazione. Questo sistema si presta al trattamento di elevati volumi provenienti da bacini agrari o da ampi insediamenti abitativi.
Il sistema sub–surface, conosciuto come "reed bed system" o "letto a canne a sistema sotto superficiale", è formato da una vasca riempita di ghiaia con uno strato superficiale di sabbia su cui viene messa a dimora la vegetazione. Le acque reflue hanno un transito sotto superficie, evitando l’emissione di odori e la diffusione d’insetti.
Il liquame da trattare, preventivamente decantato e sgrassato, viene convogliato in un contenitore stagno e ripartito nel bacino di fitodepurazione.

indicatoreXSUB-IRRIGAZIONE :  come metodo di smaltimento quando manca un recapito.
indbul2aSUB-IRRIGAZIONE : la dispersione negli strati superficiali del terreno (sub-irrigazione) dei reflui civili è un particolare sistema di smaltimento dei liquami che può essere adottato qualora non siano disponibili corpi recettori idonei e qualora le caratteristiche del suolo e del sottosuolo non presentino controindicazioni. Consiste nell’immissione del liquame stesso, tramite apposite tubazioni, direttamente sotto la superficie del terreno ove viene assorbito e gradualmente assimilato e degradato biologicamente in condizioni aerobiche. Il liquame chiarificato, proveniente dalla fossa Imhoff mediante condotta a tenuta, perviene in un pozzetto, anch’esso a tenuta, dotato di sifone di cacciata che serve a garantire una distribuzione uniforme del liquame lungo tutta la condotta disperdente e consente un certo intervallo tra una immissione di liquame e l’altra nella rete di sub-irrigazione, in modo tale da agevolare l’ossigenazione e l’assorbimento del terreno. La condotta disperdente è realizzata preferibilmente in elementi tubolari continui in P.V.C. pesante (UNI 302), del diametro di 100-120 mm e con fessure, praticate inferiormente e perpendicolarmente all’asse del tubo, distanziate 20 - 40 cm e larghe da 1 a 2 cm. La condotta disperdente deve avere una pendenza compresa fra lo 0.2% e 0.5%. Essa viene posta in trincea di adeguata profondità, non inferiore a 60 cm e non superiore a 80 cm, con larghezza alla base di almeno 40 cm. Il fondo della trincea per almeno 30 cm è occupato da un letto di pietrisco di tipo lavato della pezzatura 40/70. La condotta disperdente viene collocata al centro del letto di pietrisco. La parte superiore della massa ghiaiosa prima di essere coperta con il terreno di scavo, deve essere protetta con uno strato di materiale adeguato che impedisca l’intasamento del terreno sovrastante ma nel contempo garantisca l’aerazione del sistema drenante. Materiale particolarmente idoneo allo scopo risulta essere il cosiddetto "tessuto non tessuto". A lavoro finito la sommità della trincea deve risultare rilevata rispetto al terreno adiacente in modo da evitare la formazione di avvallamenti e quindi di linee di compluvio e penetrazione delle acque meteoriche nella rete drenante. La condotta disperdente può essere: * unica; * ramificata; * su più linee in parallelo. In quest’ultimo caso le tubazioni vanno disposte a distanza non inferiore a 2 metri fra i rispettivi assi. Distanze maggiori, ove possibile, sono comunque più favorevoli all’efficienza di funzionamento. Se il terreno ha notevole pendenza l’adozione di uno scarico in sub-irrigazione deve essere attentamente valutata in relazione al possibile manifestarsi di fenomeni franosi connessi alle caratteristiche geomorfologiche e geotecniche dei terreni interessati. In ogni caso non è conveniente applicare questa soluzione in terreni con pendenze superiori al 15% onde evitare possibili fenomeni di emergenza del liquame distribuito nelle quote più basse. Lo sviluppo della condotta deve comunque seguire l’andamento delle curve di livello in modo da non superare le pendenze idonee sopra riportate della condotta disperdente. Per ragioni igieniche e funzionali le trincee con condotte disperdenti devono essere collocate lontano da fabbricati, aree pavimentate o sistemate in modo da impedire il passaggio dell’aria nel terreno.
indbul2aSUB-IRRIGAZIONE DRENATA : un altro sistema di trattamento dei reflui che per le sue caratteristiche costruttive si avvicina alla sub-irrigazione e per gli aspetti depurativi ai sopramenzionati filtri batterici è costituito dalla sub-irrigazione drenata. Questo sistema depurativo è costituto da uno scavo della profondità di circa metri 1,20 e di una larghezza nella parte superiore di cm 80 e nella parte inferiore di cm 60, sul fondo della trincea viene posto il tubo di scarico (condotta disperdente) costituito da un tubo in P.V.C. (tipo UNI 302-303) dotato di tagli nella parte superiore, che normalmente vengono eseguiti con flessibile, longitudinalmente rispetto alla lunghezza ad una distanza gli uni dagli altri di circa 15/20 cm. Viene poi riempita l’intera trincea per una altezza di cm 65 di ghiaione lavato della pezzatura 40/70. E’ consigliabile diversificare la pezzatura del ghiaione collocando nella parte inferiore uno strato di circa 30 cm di 20/40 e nella parte superiore di 40/70. Sopra a questo strato di ghiaia viene posta la tubazione superiore (condotta drenante), collegata alla fossa Imhoff. Detta tubazione deve avere le stesse caratteristiche di quella inferiore con la differenza che i tagli devono essere eseguiti nella parte sottostante del tubo. Viene poi immesso altro ghiaione fino a ricoprire detto tubo per uno spessore di circa 15 cm. Sopra a quest’ultimo strato viene posto del tessuto non tessuto, onde evitare che la terra intasi gli spazi fra i ciottoli, poi viene ritombato il tutto con terreno vegetale per uno strato di circa 30 cm e sistemata la relativa area. Di notevole importanza, nell’esecuzione dell’opera, sono le pendenze delle tubazioni che non devono mai superare il 0,5%. La condotta disperdente dovrà avere una lunghezza superiore rispetto alla tubazione drenante di almeno 5 metri per cui la tubazione superiore dovrà essere chiusa con apposito tappo almeno 5 metri prima dell’immissione nel corpo recettore. Al fine di instaurare nella massa filtrante un ambiente aerobico all’interno della trincea dovranno essere poste delle tubazioni di aerazione a circa 3 metri di distanza; tali sistemi di aerazione dovranno essere eseguiti in P.V.C. ed avere tubi del diametro di cm 10/12, dotati di fori che permettano il passaggio dell’aria. Tali tubazioni dovranno essere collegate a dei torrini con cappello onde evitare l’immissione di acqua piovana durante eventi meteorici. Proprio per la caratteristica specifica di tale sistema di trattamento dei reflui, la trincea deve fungere da vasca naturale per cui il terreno ove viene posta deve garantire dei valori geologici di totale impermeabilità. Per cui la pratica per la presentazione di parere per l’autorizzazione allo scarico dovrà in ogni modo essere corredata da relazione geologica, che comprovi la totale impermeabilità. Per il dimensionamento della sub-irrigazione drenata, onde garantire un volume di massa filtrante pari a 1-2 m3 per abitante equivalente, dovrà essere calcolata una lunghezza minima variabile da 2 a 4 m calcolata sempre per abitante equivalente. Fra la fossa Imhoff e l’inizio della sub-irrigazione dovrà essere posto un adeguato pozzetto a cacciata in modo che il refluo in uscita interessi l’intera lunghezza del tratto drenante.

 

 

Le acque reflue e l'inquinamento idrico:un problema per la comunità. La DEPURAZIONE delle ACQUE REFLUE

 

I processi di depurazione delle acque reflue: le diverse fasi. I processi depurativi delle acque reflue

.... per continuare la navigazione nel sito,  clicca qui sotto.

 

ENGICOS R  Consulenze Energetiche & Ambientali  © Copyright 2016.  Tutti i diritti riservati. I marchi utilizzati sono dei rispettivi proprietari.    http://www.engicos.it

  Il webmaster non assume nessuna responsabilità delle informazioni fornite da terzi.
Ultimo aggiornamento: 03 agosto 2016